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    J.Ratzinger: Basta con la cratività liturgica devastatrice!

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    LDCaterina63

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    J.Ratzinger: Basta con la cratività liturgica devastatrice!

    Messaggio  LDCaterina63 il Gio Feb 26, 2009 11:51 am

    Diceva così in un articlo il venerabile vescovo di Como, Maggiolini:

    Oggi sembra di assistere a un "sciogliete le righe". Innanzitutto non si riesce più a capire se chi serve all'altare è un ragazzo o un giovanotto. Poi c'è il fatto che le bambinette sono alla ricerca dei vestitini più strampalati; poi c'è il fatto che gli stessi preti non raramente inventano testi e gesti pur di apparire "nuovi", e magari ripetono in modo un po' rozzo dei riti che risalgono a secoli addietro, e allora avevano un significato che incantava le persone e le coinvolgeva in una lode che talvolta suscitava l'entusiasmo o il pianto.

    Joseph Ratzinger, oggi Sommo Pontefice Benedetto XVI, per oltre 40 anni si è occupato di LITURGIA ed ha spesso denunciato una falsa interpretazione della Riforma liturgica del Concilio Vaticano II che ci ha portati ad una divisione nelle Comunità nelle quali ognuno esprime una liturgia a proprio piacimento...

    La costituzione del Concilio Vaticano II sulla liturgia, intitolata Sacrosanctum Concilium, stabilisce (SC 4) che i riti esistenti vanno conservati e in ogni modo favoriti e che “dove sia necessario, essi siano riveduti con cautela nell’integrità e nello spirito della sana tradizione”. Il Concilio, quindi, raccomanda cautela, prudenza, rispetto della tradizione per ogni innovazione che si rendesse necessaria. Si dice al (SC 14) che i fedeli devono essere condotti ad una piena, conscia ed attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche. Ora, questa actuosa participatio (attiva partecipazione) è ricorrente anche nel Magistero anteriore: S. Pio X, nel motu proprio Tra le sollecitudini sulla musica sacra, si serve del concetto per raccomandare che i fedeli cantino in gregoriano, un richiamo ripetuto dallo stesso Ratzinger che ha riportato nelle Messe Pontificie, infatti, il canto sacro.

    Lo stesso concetto fu ribadito da Pio XI nella lettera apostolica Divini Cultus; Pio XII, nella Mediator Dei, utilizza ancora l’espressione di partecipazione attiva nel senso di canto comunitario del gregoriano (in tal senso è chiarissima l’Istruzione 3.9.1958 della Congregazione dei Riti: “Nella Messa solenne l’attiva partecipazione dei fedeli può essere di tre gradi: [..] quando tutti i fedeli danno cantando le risposte liturgiche [..] quando tutti i fedeli cantano anche le parti dell’ordinario della Messa [..] quando tutti i presenti siano talmente preparati da poter cantare anche le parti del proprio della Messa”.

    Che cosa intendevano quindi i Padri conciliari raccomandando l’actuosa participatio?
    Si limitavano a richiedere, come già i Papi Pio X, XI e XII, una corale partecipazione dei fedeli al canto gregoriano in latino e, in definitiva, si raccomandarono che nei Seminari i giovani Sacerdoti venissero preparati scrupolosamente al Sacro Rito nel solco della Tradizione Liturgica della Chiesa.

    Il documento citato prosegue col dire che al fine di conseguire quella piena, conscia e attiva partecipazione, i pastori d’anime devono tendere con zelo a tale effetto per mezzo della necessaria educazione del popolo dei fedeli. Una raccomandazione che sarebbe superflua, se si fosse pensato ad una riforma della liturgia come poi avvenne di fatto, in cui il linguaggio è quello quotidiano e la musica ancor più ordinaria. Tanto meno la partecipazione attiva deve necessariamente consistere in una... attività creatrice di nuove forme di liturgia.

    Come ha chiarito molto bene, tra gli altri, Giovanni Paolo II, “la partecipazione attiva non preclude la attiva passività del silenzio, della compostezza e dell’ascolto: anzi, la richiede perfino. I fedeli non sono passivi, ad esempio, quando ascoltano le letture o l’omelia, o seguono le preghiere del celebrante e i canti e la musica sacra della liturgia. Queste sono esperienze di silenzio e di immobilità, ma sono nel loro modo profondamente attive” (Giovanni Paolo II, Discorso ai vescovi della conf. episcopale Stati Un. America 9.10.1998).

    L'allora card. Prefetto J.Ratzinger nella sua:
    SACERDOTIUM MINISTERIALE
    del 1983, intervenne in qualità di Prefetto a causa di una dilagante APOSTASIA e confusione dei ruoli fra il Sacerdozio dei Fedeli laici e il Sacerdozio ministeriale Ordinato....dal quale ne derivarono ABUSI LITURGICI, MESSE NUOVE, DOTTRINE NUOVE SUL SIGNIFICATO DELL'EUCARESTIA...tutto denunciato dall'allora Ratzinger oggi divenuto Papa.

    Si legge in questo Documento:

    2. Negli ultimi anni sono però cominciate a diffondersi delle opinioni, talvolta tradotte nella prassi, che negando il suddetto insegnamento ledono nell'intimo la vita della Chiesa. Tali opinioni, diffuse sotto forme e con argomentazioni diverse, cominciano ad attirare gli stessi fedeli, sia perché si afferma che godrebbero di un certo fondamento scientifico, sia perché vengono presentate come rispondenti alle necessità della cura pastorale delle comunità e della loro vita sacramentale.

    3. Pertanto questa sacra congregazione, mossa dal desiderio di offrire ai sacri pastori, in spirito di affetto collegiale, il proprio servizio, intende qui richiamare alcuni tra i punti essenziali della dottrina della Chiesa circa il ministro dell'eucaristia, trasmessi dalla viva tradizione ed espressi in precedenti documenti magisteriali (2). Presupponendo la visione integrale dei ministero sacerdotale presentata dal Concilio Ecumenico Vaticano II, essa giudica urgente, nella presente situazione, un intervento chiarificatore a proposito di questo particolare compito essenziale del sacerdote.

    2. Opinioni errate

    1. I fautori delle nuove opinioni affermano che ogni comunità cristiana, per il fatto stesso che si riunisce nel nome di Cristo e perciò beneficia della sua presenza indivisa (cfr. Mt 18,20), è dotata di tutti i poteri che il Signore ha voluto accordare alla sua Chiesa.
    Ritengono inoltre che la Chiesa è apostolica nel senso che tutti coloro che nel sacro battesimo sono stati lavati e incorporati ad essa e resi partecipi dell'ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo, sono realmente anche successori degli apostoli. Dal momento poi che negli apostoli è prefigurata la Chiesa intera, ne conseguirebbe che anche le parole dell'istituzione dell'eucaristia, dirette ad essi, sono destinate a tutti.

    2. Ne consegue anche che, per quanto necessario al buon ordine della Chiesa, il ministero dei vescovi e dei presbiteri non differirebbe dal sacerdozio comune dei fedeli quanto alla partecipazione al sacerdozio di Cristo in senso stretto, ma solo in ragione dell'esercizio. Il cosiddetto compito di moderare la comunità - che include anche quello di predicare e di presiedere alla sacra sinassi - sarebbe un semplice mandato conferito in vista del buon funzionamento della comunità stessa, ma non dovrebbe essere "sacramentalizzato". La chiamata a tale ministero non aggiungerebbe una nuova capacità "sacerdotale" in senso stretto - e per questo il più delle volte si evita lo stesso termine di "sacerdozio" -, né imprimerebbe un carattere che costituisca ontologicamente nella condizione di ministri, ma esprimerebbe soltanto davanti alla comunità che l'iniziale capacità conferita nel sacramento del battesimo diventa effettiva.


    Ecco Amici, senza arbitrariamente interpretare secondo le nostre personali opinioni Rolling Eyes , valutiamo i fatti così come vennero da sempre denunciati nella Chiesa e che tanti danni hanno apportato!

    Fraternamente CaterinaLD

      La data/ora di oggi è Gio Nov 15, 2018 4:33 am