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    Remissione della Scomunica alla Fraternità Sacerdotale San Pio X

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    Remissione della Scomunica alla Fraternità Sacerdotale San Pio X

    Messaggio  Stephanos il Mar Feb 03, 2009 10:29 am



    CONGREGAZIONE PER I VESCOVI
    DECRETO DI REMISSIONE
    DELLA SCOMUNICA LATAE SENTENTIAE AI VESCOVI DELLA FRATERNITÀ SACERDOTALE SAN PIO X


    Con lettera del 15 dicembre 2008 indirizzata a Sua Em.za il Sig. Cardinale Dario Castrillón Hoyos, Presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, Mons. Bernard Fellay, anche a nome degli altri tre Vescovi consacrati il giorno 30 giugno 1988, sollecitava nuovamente la rimozione della scomunica latae sententiae formalmente dichiarata con Decreto del Prefetto di questa Congregazione per i Vescovi in data 1° luglio 1988. Nella menzionata lettera, Mons. Fellay afferma, tra l'altro: "Siamo sempre fermamente determinati nella volontà di rimanere cattolici e di mettere tutte le nostre forze al servizio della Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo, che è la Chiesa cattolica romana. Noi accettiamo i suoi insegnamenti con animo filiale. Noi crediamo fermamente al Primato di Pietro e alle sue prerogative, e per questo ci fa tanto soffrire l'attuale situazione".

    Sua Santità Benedetto XVI - paternamente sensibile al disagio spirituale manifestato dagli interessati a causa della sanzione di scomunica e fiducioso nell'impegno da loro espresso nella citata lettera di non risparmiare alcuno sforzo per approfondire nei necessari colloqui con le Autorità della Santa Sede le questioni ancora aperte, così da poter giungere presto a una piena e soddisfacente soluzione del problema posto in origine - ha deciso di riconsiderare la situazione canonica dei Vescovi Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta sorta con la loro consacrazione episcopale.

    Con questo atto si desidera consolidare le reciproche relazioni di fiducia e intensificare e dare stabilità ai rapporti della Fraternità San Pio X con questa Sede Apostolica. Questo dono di pace, al termine delle celebrazioni natalizie, vuol essere anche un segno per promuovere l'unità nella carità della Chiesa universale e arrivare a togliere lo scandalo della divisione.

    Si auspica che questo passo sia seguito dalla sollecita realizzazione della piena comunione con la Chiesa di tutta la Fraternità San Pio X, testimoniando così vera fedeltà e vero riconoscimento del Magistero e dell'autorità del Papa con la prova dell'unità visibile.

    In base alle facoltà espressamente concessemi dal Santo Padre Benedetto XVI, in virtù del presente Decreto, rimetto ai Vescovi Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta la censura di scomunica latae sententiae dichiarata da questa Congregazione il 1° luglio 1988, mentre dichiaro privo di effetti giuridici, a partire dall'odierna data, il Decreto a quel tempo emanato.

    Roma, dalla Congregazione per i Vescovi, 21 gennaio 2009.



    Card. Giovanni Battista Re
    Prefetto della Congregazione per i Vescovi


    Ultima modifica di Stephanos il Gio Feb 05, 2009 11:20 am, modificato 4 volte
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    Re: Remissione della Scomunica alla Fraternità Sacerdotale San Pio X

    Messaggio  Stephanos il Mar Feb 03, 2009 10:38 am

    Comunicato del Superiore generale della Fraternità San Pio X

    Monsignor Bernard Fellay


    MENZINGEN, sabato, 24 gennaio 2009


    La scomunica dei vescovi consacrati da Sua Eccellenza Mons. Marcel Lefebvre il 30 giugno 1988, dichiarata dalla Congregazione dei Vescovi con decreto del 1 luglio 1988 e da noi sempre contestata, è stata ritirata con un altro decreto della medesima Congregazione in data 21 gennaio 2009, su mandato del papa Benedetto XVI.

    Noi esprimiamo la nostra gratitudine filiale al santo Padre per questo atto che, al di là della Fraternità Sacerdotale San Pio X, rappresenterà un beneficio per tutta la Chiesa. La Nostra Fraternità desidera poter aiutare sempre di più il papa nel portare rimedio alla crisi senza precedenti che attualmente investe il mondo cattolico e che il papa Giovanni Paolo II ha definito come situazione di "apostasia silenziosa".

    Oltre ad esprimere la nostra riconoscenza verso il Santo Padre e verso tutti coloro che lo hanno aiutato a compiere questo atto coraggioso, ci rallegriamo del fatto che il decreto del 21 Gennaio consideri come necessari dei "colloqui" con la Santa Sede, colloqui che permetteranno alla Fraternità Sacerdotale San Pio X di mettere sul tappeto le ragioni dottrinali di fondo che essa ritiene essere all'origine degli attuali problemi della Chiesa.

    In questa nuova situazione, nutriamo la ferma speranza di giungere presto al riconoscimento dei diritti della Tradizione cattolica.

    Menzingen, il 24 gennaio 2009


    Ultima modifica di Stephanos il Mar Feb 03, 2009 10:42 am, modificato 1 volta
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    Re: Remissione della Scomunica alla Fraternità Sacerdotale San Pio X

    Messaggio  Stephanos il Mar Feb 03, 2009 10:41 am

    Lettera di S.E. Mons. Bernard Fellay ai fedeli (24-01-2009)

    Cari fedeli,


    come annuncio nel comunicato stampa allegato [leggilo qui nel testo in italiano], "la scomunica dei vescovi consacrati da S. E. l'Arcivescovo Marcel Lefebvre il 30 giugno 1988, che era stata dichiarata dalla Congregazione per i Vescovi in un decreto datato primo luglio 1988, e che noi abbiamo sempre contestato, è stato ritirato da un altro decreto disposto da Benedetto XVI e emanato dalla medesima Congregazione il 21 gennaio 2009". Era l'intenzione di preghiera che vi avevo affidato a Lourdes, nella festa della Regalità di Cristo 2008. La vostra risposta ha oltrepassato le nostre aspettative, poiché un milionesettecentotremila rosari sono stati recitati per ottenere per intercessione di Nostra Signora che fosse posta fine all'obbrobrio che, oltre che sulle persone dei vescovi della Fraternità, pesava su tutti coloro più o meno legati alla Tradizione. Non dimentichiamo di ringraziare la Beatissima Vergine che ha ispirato il Santo Padre con questo atto unilaterale, benevolo e coraggioso. Assicuriamolo delle nostre ferventi preghiere.


    Grazie a questo gesto, i Cattolici legati alla Tradizione in tutto il mondo non saranno più ingiustamente stigmatizzati e condannati per avere mantenuto la Fede dei Padri. La Tradizione Cattolica non è più scomunicata. Sebbene essa non lo sia mai stata per se stessa, essa era spesso scomunicata, e in modo crudele, negli eventi pratici quotidiani. E' come la Messa Tridentina che non è mai stata abrogata per se stessa, come il Santo Padre ha felicemente ricordato nel Motu Proprio Summorum Pontificum del 7 luglio 2007.


    Il decreto del 21 gennaio cita la lettera datata 15 dicembre 2008 al Card. Castrillòn Hoyos, in cui io ho espresso il nostro attaccamento "alla Chiesa di N.S. Gesù Cristo, che è la Chiesa Cattolica", riaffermando così la nostra accettazione dei suoi duemila anni di insegnamento e la nostra fede nel Primato di Pietro. Ho ricordato che noi stavamo soffrendo molto per la presente situazione della Chiesa in cui questo insegnamento e questo primato era maltrattati. Ed ho aggiunto: "Siamo pronti a scrivere il Credo col nostro sangue, a firmare il giuramento antimodernista, la professione di fede di Pio IV, noi accettiamo e facciamo nostri tutti i concili fino al Vaticano II, sul quale esprimiamo alcune riserva". In tutto questo, siamo convinti che noi rimaniamo fedeli alla linea di condotta indicata dal nostro fondatore, Arcivescovo Marcel Lefebvre, la cui reputazione speriamo di veder presto ristabilita.


    In conseguenza, esprimiamo il desiderio di iniziare quei "colloqui" - che il decreto riconosce come necessari - circa gli argomenti dottrinali che sono opposti al Magistero di sempre. Non possiamo non rilevare la crisi senza precedenti che scuote la Chiesa oggi: crisi di vocazioni, crisi di pratica religiosa, di catechismo, di ricezione dei sacramenti... Prima di noi, Paolo VI arrivò a dire che "da alcune fessure il fumo di Satana è entrato nella Chiesa" e ha parlato della "autodistruzione della Chiesa". Giovanni Paolo II non esitò a dire che il Cattolicesimo in Europa era in uno stato di "apostasia silenziosa". Poco prima della sua elezione al Trono di Pietro, Benedetto XVI ha comparato la Chiesa a una "barca che fa acqua da tutte le parti". Perciò, durante queste discussioni con le autorità romane, noi vogliamo esaminare le cause profonde della presente situazione, e portandovi gli appropriati rimedi, ottenere una durevole restaurazione della Chiesa.

    Cari fedeli, la Chiesa è nella mani di Sua Madre, la Beatissima Vergine Maria. In Lei noi poniamo la nostra fiducia. Abbiamo chiesto a Lei la liberazione della Messa di sempre, ovunque e per chiunque. Abbiamo chiesto a Lei il ritiro del decreto di scomunica. Nelle nostre preghiere, domandiamo ora a lei i necessari chiarimenti dottrinali, che hanno confuso le anime così tanto.



    Menzingen, 24 gennaio 2009



    +Bernard Fellay
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    Re: Remissione della Scomunica alla Fraternità Sacerdotale San Pio X

    Messaggio  Stephanos il Mar Feb 03, 2009 10:51 am

    Comunicato (fra i tanti!) emesso dal Superiore della FSSPX a seguito delle opinioni storiche espresse da alcuni Sacerdoti della Fraternità (tra cui un Vescovo ), sollecitati (!) in alcune interviste, riguardo la tregedia della persecuzione antisemita da parte dei nazisti.

    Fellay: "Gli ebrei sono 'nostri fratelli maggiori"

    Parole forti del Superiore generale della Fraternità Sacerdotale di San Pio X (FSSPX / SSPX), il vescovo Bernard Fellay, nei confronti di qualsiasi sospetto di antisemitismo.
    In una dichiarazione resa ieri a Famille Chrétienne, il settimanale cattolico francese, secondo quanto riportato da La Croix questa domenica, egli ha affermato:

    "Noi condanniamo fermamente ogni gesto assassino nei confronti di un innocente. E’ un crimine che grida vendetta verso il cielo! Soprattutto quando è rivolto a un intero popolo. Noi rigettiamo ogni accusa di antisemitismo. In maniera totale e assoluta. Rigettiamo qualunque forma di approvazione di ciò che è accaduto sotto Hitler. E’un qualcosa di abominevole. Il Cristianesimo mette la carità al di sopra di tutto. San Paolo, parlando degli Ebrei, proclama: “Desidero io stesso essere separato da Cristo a favore dei miei fratelli! (Rom. 9,3). Gli Ebrei sono i “nostri fratelli maggiori”, nel senso che abbiamo un qualcosa in commune, cioè l’antica Alleanza. Certo, ci separa l’aver riconosciuto il Cristo quando lui è venuto”.

    “E’ molto interessante notare che la Chiesa non ha atteso il Concilio per stabilire una linea d’azione riguardo agli Ebrei. Fin dagli anni ’30, e anche durante la guerra, diversi documenti della Chiesa di Roma hanno stabilito una posizione assai giusta: gli abomini del regime hitleriano devono essere condannati!. Pio XI aveva detto “siamo spiritualmente tutti semiti”. E’ una verità che scaturisce direttamente dalle Sacre Scritture. Come afferma anche san Paolo, “ siamo figli di Abramo".

    TESTO ORIGINALE IN FRANCESE (La Croix):

    Réaction de Mgr Bernard Fellay sur les propos de Mgr Williamson dans "Famille chrétienne" : "Spirituellement, nous sommmes des sémites"

    "Nous condamnons évidemment tout acte de mise à mort de l’innocent. C’est un crime qui crie contre le ciel ! D’autant plus quand il s’agit d’un peuple. Nous rejetons toute accusation d’antisémitisme. Totalement et absolument. Nous rejetons toute forme d’approbation de ce qui s’est passé sous Hitler. Cela est quelque chose d’abominable. Le christianisme pousse jusqu’à un degré suprême la charité. Saint Paul, parlant des Juifs, s’exclame : ‘je désirerais être anathème pour mes frères !’ (Rom. 9,3). Les juifs sont « nos frères aînés » dans le sens où nous avons quelque chose de commun, à savoir l’ancienne Alliance. Il est vrai que la reconnaissance de la venue du Messie nous sépare.

    C’est très intéressant de voir que l’Eglise n’a pas attendu le Concile pour donner des lignes de conduite par rapport aux Juifs. Dès les années 30, même pendant la guerre, plusieurs textes de Rome donnent une position très juste : il faut réprouver les abominations du régime hitlérien ! « Spirituellement, nous sommes des sémites » avait dit le pape Pie XI. C’est une vérité qui vient de l’Ecriture sainte elle-même, ‘nous sommes des fils d’Abraham’ affirme encore saint Paul."


    Ultima modifica di Stephanos il Dom Feb 08, 2009 2:33 pm, modificato 1 volta
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    Re: Remissione della Scomunica alla Fraternità Sacerdotale San Pio X

    Messaggio  Stephanos il Gio Feb 05, 2009 11:07 am

    Mons. Barreiro: "i lefebvriani non dovranno ingoiare il Concilio"

    Fonte: MessaInLatino

    Fonti vaticane indicano che la piena regolarizzazione della Fraternità potrebbe avvenire già il 2 febbraio 2009, Festa della Purificazione di Nostra Signora e Candelora; il che, se fosse vero, sarebbe un regalo di Natale per la Chiesa e specialmente per i tradizionalisti cattolici di tutto il mondo [per il calendario tradizionale, ricordiamo, fino al 2 febbraio siamo ancora in periodo natalizio. Che si possa arrivare alla regolarizzazione così presto ci sembra francamente inverosimile: è appena stata concessa la seconda condizione preliminare, la revoca delle scomuniche, che secondo la Fraternità avrebbe dovuto precedere, insieme alla liberalizzazione della Messa tridentina, l’inizio di colloqui "teologici" che, secondo il vescovo Tissier de Mallerais, sarebbero durati anche trent’anni. Che bastino solo dieci giorni...]
    Mons. Ignacio Barreiro, non ha confermato la data del 2 febbraio, ma ha detto che una fonte curiale gli ha detto che stanno al momento lavorando solo sugli accorgimenti pratici per una Fraternità di S. Pio X pienamente regolarizzata.
    La soluzione finale "non potrà dipendere dalla volontà del singolo vescovo diocesano", ha detto mons. Barreiro, considerando le lunghe sofferenze che molti tradizionalisti hanno sperimentato dai vescovi per quasi 20 sotto l’indulto Ecclesia Dei Adflicta.
    "Loro certamente hanno bisogno di avere garanzie che dove attualmente sono, non possano essere disturbati dal vescovo locale", ha detto Barreiro, rilevando che le cappelle della Fraternità sono in tutto il mondo, e descrivendole come parrocchie di fatto. Barreiro giustamente ha aggiunto che i vescovi della Fraternità non accetterebbero molto probabilmente alcuna soluzione che comportasse una giurisdizione del locale Ordinario territoriale.
    In effetti, una resistenza specifica è prevalente nelle morenti chiese di Francia, con i loro vescovi e preti. Con la regolarizzazione finale, Mons. Barreiro ha detto, "più di un terzo di tutti i seminaristi i Francia saranno in seminari tradizionali". Questi includono la Fraternità S. Pio X, la Fraternità S. Pietro, l’Istituto del Buon Pastore e l’Istituto di Cristo Re, insieme ad altri minori gruppi sacerdotali tradizionalisti.
    "Io mi aspetto che qualche struttura come una Amministrazione Apostolica universale possa essere l’unica soluzione", ha detto mons. Barreiro, pur avvertendo di non avere accesso diretto a dettagli specifici.
    Parecchi articoli sull’annullamento delle scomuniche della Fraternità contengono in questi giorni specifici commenti di vescovi che insistono sulla necessità che i vescovi della Fraternità aderiscano esplicitamente in qualche modo al Concilio Vaticano II. Comunque, Mons. Barreiro ritiene che sia sufficiente un esplicito riconoscimento dell’autorità del S. Padre e del magistero della Chiesa.
    "Non sarà loro richiesto di accettare il Concilio" dice mons. Barreiro, "Non c’è niente di dogmatico concernente fede e morale nei documenti del Concilio. Molti hanno elevato il Concilio come se fosse un superdogma quando, in realtà non fu dogmatico per niente".
    Le prospettive di Mons. Barreiro e Fellay trovano corripondenza con l’allocuzione del Card. Ratzinger ai Vescovi del Cile nel 1988:


    Certamente, c’è una mentalità ristretta che isola il Vaticano II e che ha provocato questa opposizione. Ci sono molti aspetti che danno l’impressione che, dal Vaticano II in poi, tutto sia stato cambiato, e che quanto lo ha preceduto non abbia valore o, al massimo, abbia valore solo nella luce del Vaticano II. Il Concilio Vaticano Secondo non è stato trattato come parte dell’intera Tradizione vivente della Chiesa, ma come una fine della Tradizione, una nuova partenza da zero. La verità è che questo particolare Concilio non ha definito alcun dogma, e deliberatamente scelse di rimanere su un livello modesto, come un concilio meramente pastorale; e nondimeno molti lo trattano come se esso si fosse considerato come una sorta di superdogma, che porta via l’importanza di tutto il resto.
    Questa idea è resa più forte dalle cose che stanno accadendo. Quanto prima era considerato più sacro – la forma in cui la liturgia era stata trasmessa – improvvisamente appare la più proibita di tutte le cose, la sola cosa che può essere proibita in sicurezza. E’ intollerabile criticare decisione che sono state prese dopo il Concilio; ma dall’altra parte, se le persone
    mettono in questione le antiche regole, o persino le grandi verità della Fede – per esempio, la virginità corporale di Maria, la resurrezione corporea di Gesù, l’immortalità dell’anima, ecc. – nessuno si lamenta o lo fa con la più grande moderazione.


    Nella lettera ai Vescovi di Papa Benedetto che accompagna il motu proprio, il Papa scrisse quanto segue che, a ben vedere, è un importante ma trascurata parte del documento. Parte di questo testo corrisponde significativamente al citato documento ai vescovi cileni:


    Tutti sappiamo che, nel movimento guidato dall’Arcivescovo Lefebvre, la fedeltà al Messale antico divenne un contrassegno esterno; le ragioni di questa spaccatura, che qui nasceva, si trovavano però più in profondità. Molte persone, che accettavano chiaramente il carattere vincolante del Concilio Vaticano II e che erano fedeli al Papa e ai Vescovi, desideravano tuttavia anche ritrovare la forma, a loro cara, della sacra Liturgia; questo avvenne anzitutto perché in molti luoghi non si celebrava in modo fedele alle prescrizioni del nuovo Messale, ma esso addirittura veniva inteso come un’autorizzazione o perfino come un obbligo alla creatività, la quale portò spesso a deformazioni della Liturgia al limite del sopportabile. Parlo per esperienza, perché ho vissuto anch’io quel periodo con tutte le sue attese e confusioni. E ho visto quanto profondamente siano state ferite, dalle deformazioni arbitrarie della Liturgia, persone che erano totalmente radicate nella fede della Chiesa.

    Nel muoverci speditamente verso la piena regolarizzazione canonica della Fraternità, in qualsiasi forma ciò avvenga, notiamo che il precedente è già stato dato, recentemente, dall’Istituto del Buon Pastore, ai cui preti è stato concesso di continuare a lavorare sui punti teologici discussi dei documenti del Concilio Vaticano II, in buona fede ed evitando pubblici rancori, nel cuore della Chiesa.
    In altri termini, non ci sarà richiesta per la leadership lefebvriana di accettare il "Decreto sulle Comunicazioni Sociali" come un documento infallibile e dogmatico.
    E, nonostante le ruminazioni di certi vescovi, cardinali (come il Card. Kasper), preti, nemmeno sarà richiesto di accettare il Decreto sull’Ecumenismo, la Dichiarazione sulla Libertà Religiosa, Nostra Aetate o perfino Lumen Gentium e Dei Verbum come dichiarazioni dogmatiche che possono stare in piedi da sole senza essere lette alla luce della Tradizione.
    Il Papa lo ha reso chiaro nel suo discorso del 22 dicembre 2005. La "ermeneutica della continuità" non consente di interpretare il Concilio in alcun altro modo che "alla luce della Tradizione". E certo, i tradizionalisti non dovrebbero esagerare il grado di autorità vincolante che assiste i documenti conciliari. Se c’è errore o imprecisione allora ci può e deve essere correzione. E noi ora abbiamo un papa che è in grado di disporre quella correzione. Su quali basi può un cattolico tradizionale obiettare a ciò? Speculazione teologica su punti discussi e oscuri in uno spirito di carità e senza polemiche e rancori aiuterà le future generazioni a comprendere la verità cattolica.
    Preghiamo che i teologi, preti e vescovi della S. Pio X, come quelli dell’Istituto del Buon Pastore, della S. Pietro e di Cristo Re, esercitino influenza considerevole in questo campo. E se ci fossero punti nel Concilio che non possono essere interpretati alla luce della Trazione, allora, ovviamente, dovranno essere esposti ed espunti. Di nuovo, su quali basi un cattolico tradizionale potrebbe obbiettare?
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    Re: Remissione della Scomunica alla Fraternità Sacerdotale San Pio X

    Messaggio  Stephanos il Dom Feb 08, 2009 2:34 pm

    Fonte: MessaInLatino

    Sappiamo che talvolta da un male può derivare qualche, o molte, conseguenze positive. La Provvidenza, dicono gli Spagnoli, va dritta per linee storte. Per i materialisti, aggiungiamo che ciò rappresenta un applicazione della teoria del caos. E dunque, proviamo a considerare se dalle dissennate affermazioni di Mons. Williamson possa derivarne alcunché di bene, soprattutto quando il polverone si sarà placato; l’offesa alla memoria degli sterminati sarà stata attutita da gesti di scusa e di ritrattazione da parte dei lefebvriani (gesti da incoraggiare: sappiamo che chi si umilia sarà esaltato; e pensiamo alle scuse di fra’ Cristoforo del Manzoni); e i critici a priori del Papa e della Chiesa avranno trovato qualche altro pretesto per mordere.

    Ebbene, nel frattempo potremo forse vedere (se siamo buoni profeti) evoluzioni positive all’interno della Fraternità San Pio X. Non è un mistero per nessuno che all’interno di questa una frangia non trascurabile propende per posizioni larvatamente sedevacantiste e non ha alcuna "nostalgia di Roma", ossia teme l’abbraccio mortifero della "Chiesa conciliare". E il vescovo Williamson, giudicato il più duro dei quattro (anche se cordialmente detestato dai sedevacantisti: si sa che l’odio è direttamente proporzionale alla vicinanza ideologica), appariva come il leader naturale di questa corrente; tanto più che il suo background di anglicano lo rende più impermeabile all’anelito di ritrovarsi cum Petro et sub Petro. Si è perfino avuto il sospetto che le sue frasi incriminate, pronunziate proprio allorché la Fraternità, lanciando la sua campagna di rosari per la revoca delle scomuniche, cominciava ad adoperarsi anche coi fatti e la diplomazia a tale effetto, avessero il preciso fine di sabotare o procrastinare quel riavvicinamento a Roma.
    Ma quelle stesse dichiarazioni, così come sono riuscite a compiere il massimo danno alla Chiesa per il perfetto tempismo della loro messa in onda, a ridosso della revoca delle scomuniche e del Giorno della Memoria dell’Olocausto, hanno però anche avuto l’effetto di screditare, agli occhi di un’opinione pubblica di solito poco incline a seguire l’attualità religiosa, l’intera Fraternità (nonché, ahinoi, tutto il movimento tradizionalista, il S. Padre e la Curia), sì da costringere i vertici lefebvriani a scelte del tutto inedite: smarcarsi da Williamson e condannarlo apertamente, addirittura ingiungendogli di tacere, dichiarandolo non gradito nel seminario tedesco, progettando sanzioni a suo carico. Non solo, si sono visti i vertici della Fraternità (e lo stesso Williamson, per giunta) chiedere scusa al Papa: a qualcuno che mons. Fellay, nemmeno un anno fa, diffamava chiamandolo "un perfetto liberale" (che è grave insulto nella bocca di un lefebvriano, come si può immaginare). E ancora: nell'intervista di cui abbiamo fornito anticipazioni (v. qui), mons. Fellay, pur ribadendo il rifiuto di un ecumenismo inteso come equivalenza delle religioni (ma su questa posizione pienamente ortodossa siamo certi troverà la consonanza del Papa), riconosce che vi sono "ricchezze" nei "fratelli separati".

    Questo tipo di approccio al problema non è stato una reazione immediata: sulle prime sono scattati vecchi riflessi identitari di persone abituate ad un permanente stato d’assedio: la prima uscita pubblica di mons. Fellay è stato un maldestro fax in cui se la prendeva... con la TV svedese; le dichiarazioni di alcuni esponenti lefebvriani pur in vista, come mons. Tissier de Mallerais e don Pagliarani, sono state nel senso di "non avere opinioni" sull’Olocausto... Ma poi, gradualmente, l’enormità delle reazioni negative dell’opinione pubblica, il buon senso, la stessa fine di un isolamento al riparo del quale ogni "sparata" poteva quasi passare inosservata, hanno provocato una quanto mai salutare inversione di rotta e una presa di coscienza in fin dei conti liberatoria. Di qui alcune assolute novità (chiedere scusa al Papa!), rispetto a certe attitudini del passato talvolta altezzose, diciamolo pure, se non fanfarone (ricordate la similitudine della Fraternità come "ultima cartuccia", l’unica che potesse salvare la Chiesa uccidendo l’Idra modernista? Se l’avete scordata, ripassatela qui, su La Porte Latine, sito del Distretto francese: data meno di un anno fa).


    La nuova attitudine, quella dell’umiltà e della sottomissione al Papa, è tanto più salutare quanto più si rifletta che, dopo vent’anni di "scisma" (senza voler entrare nella querelle se di vero scisma si trattasse, intendiamo con quell’espressione indicare lo stato di indipendenza e autocefalia di fatto della Fraternità), le cattive abitudini rischiavano di radicarsi e le differenze approfondirsi. La reazione alle enormità di mons. Williamson almeno questo di positivo avrà prodotto: costringere la maggior parte dei membri della Fraternità, quella che segue mons. Fellay per intenderci, a stringersi intorno al Papa, che tutti vedono iniquamente perseguitato dai media: il senso di colpa che nasce dalla constatazione che quel crucifige mediatico di un pontefice bendisposto e innocente, nasce proprio da un gesto di speciale benevolenza verso la Fraternità, avrà almeno avuto l’effetto di molcire gli animi lefebvriani pur induriti da lustri di lotta, persecuzione e resistenza.

    La "nuova" Fraternità che ne nasce ci piace molto di più. Se saprà mantenersi su questo registro di moderazione, di sensus Ecclesiae, di rispetto filiale al Papa (in pratica, i requisiti che erano stati richiesti con il famoso ultimatum del giugno scorso), nonché di buon senso e vero amore della Chiesa (il che non significa nullamente rinunziare ai punti dottrinali che sostengono la sua ragion d’essere e che oggi, alla luce dell’ermeneutica della continuità propugnata dal Papa, trovano terreno fertile e dissodato); se saprà mantenersi su questo piano, dicevamo, siamo certi non solo che la piena comunione sarà facilmente raggiunta, ma soprattutto che essa riuscirà a raggiungere campi di apostolato che finora le erano preclusi e guadagnerà attraverso l’umiltà una persuasività davvero più incisiva.
    Non sarà d’ostacolo a questo esito, a nostro avviso, la apparentemente "dura" Nota della Segreteria di Stato del 4 febbraio . Un qualunque osservatore smaliziato può constatare che il Vaticano ha "fatto la faccia feroce", ma più che altro a beneficio dei giornalisti, dell’opinione pubblica e per togliere argomenti a tutti quei prelati (anche se certo questi ultimi non si lasceranno illudere) che negli ultimi giorni si sono strappati le vesti a difesa del Concilio (ma in realtà, a difesa non del Concilio, bensì di un certo suo "spirito" oggi sempre più screditato).

    Di fatto, leggendo la Nota, non troviamo nulla che la Fraternità non sia già notoriamente disposta a concedere senza troppi problemi: la ritrattazione dell’antisemitismo (per quanto lasci perplessi la novità di questo "giuramento antinegazionista") riguarda solo Williamson, quindi ha scarsa rilevanza per un accordo. Riconoscere gli ultimi Papi è un’ovvietà: i lefebvriani si sono sempre smarcati in proposito dai sedevacantisti e hanno sempre pregato nei dittici per il Pontefice regnante. Circa il Concilio, la Fraternità non ha mai negato che sia stato un Concilio ecumenico della Chiesa. Dire nella Nota che occorre il "pieno riconoscimento del Concilio" e poi subito aggiungere che comunque si affronteranno in proposito le questioni ancora aperte, è consentire alla Fraternità di mantenere e sviluppare (ma all'interno di documenti teologici per addetti ai lavori, non spiattellati sulle pagine dei giornali a lettori ignoranti) tutte le riserve su alcuni documenti conciliari che, ricordiamo, non sono dogmaticamente vincolanti.

    Con l’approccio congiunto tra Roma e la Fraternità incentrato su una "ermeneutica della continuità", non vediamo proprio come quei colloqui possano fallire, se non ci si mette la mala fede di qualcuno, oppure un’ostinazione cieca della Fraternità che in questo momento, dopo le micidiali "botte" all’immagine subite per la vicenda Williamson (a molti fedeli lefebvriani deve seccare parecchio essere additati per strada come neonazisti...), ci sembrerebbe suicida.
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    Re: Remissione della Scomunica alla Fraternità Sacerdotale San Pio X

    Messaggio  Stephanos il Dom Feb 15, 2009 11:57 am

    Intervista a Fellay: "Mons. Lefebvre ha accettato il Concilio alla luce della Tradizione"
    Fonte: .MessaInLatino

    Parte 1

    Lei ha evocato « il malessere e la sofferenza » della Fraternità San-Pio X… Ma non è da suicidi voler restare lontani dalla Chiesa di Roma ?

    Mons. Fellay : La posizione della FSSPX presenta in effetti un pericolo obiettivo a livello sociologico, su un piano puramente umano. Il pericolo di rimanere chiusi in se stessi. Siamo stati talmente attaccati che, automaticamente, c’è stata la reazione di tipo difensivo. In questo modo abbiamo tentato di proteggerci ma questa autodifesa comporta il rischio di restare “tra noi” ancora di più. Ne siamo assolutamente coscienti e cerchiamo di far tutto il possibile per impedire, anche solo a livello di attitudine, ogni rottura. Dobbiamo certamente fare molta attenzione. In questo senso, cerchiamo di prendere tutte le misure possibili al fine di neutralizzare questo pericolo. Per questa ragione parliamo sempre di Roma e della Chiesa (anche nei casi in negativo !) Non dimentichiamo mai la Chiesa non facciamo che pregare per essa. E ci accorgiamo allora di non essere soli in questo. Preghiamo per il Papa ricordando che è il Vicario di Cristo. Detto questo, sul piano ben più profondo dell’appartenenza alla Chiesa, ribadiamo il fatto che mai abbiamo pensato a separarcene. Siamo totalmente cattolici, fermamente attaccati alla Chiesa e sempre lo siamo stati.

    Samuel Pruvot : Ma un disaccordo lungo decenni crea, di fatto, una situazione critica. Molte persone, ad esempio, sono state da voi battezzate senza aver conosciuto la piena unità con Roma. Si tratta di una realtà incontestabilmente pericolosa. In quale forma e con quale calendario intendete affrontare il dibattito con Roma ?

    Mons. Fellay : Son sicuro che tutto si svolgerà con rapidità... Ritengo che andremo a presentare le nostre questioni, perché siamo noi (la FSSPX ndtr) ad avere il problema. Per quello che sarà in seguito, non posso esprimermi più di tanto, non posso dir nulla. Non ne so nulla !

    Accettate il Concilio ponendo delle riserve oppure lo rifiutate in blocco ?

    Mons. Fellay : Dobbiamo distinguere gli scritti dallo spirito. Esiste uno spirito pericoloso che ha attraversato tutto il Concilio e in questo senso, questo spirito noi rifiutiamo. Ma quando si parla di leggerlo non dobbiamo pensare ad un rifiuto totale. Mons. Lefebvre, egli stesso ha accettato il Concilio "alla luce della Tradizione". Cosa vuol dire ? Negli anni 1982-1983, egli andò senza ottenere risultato a Roma davanti al cardinale Ratzinger. Mons. Lefebvre diceva : "Tutto quanto è conforme all’insegnamento perenne lo accettiamo, quello che è ambiguo lo accogliamo secondo questo insegnamento perenne, quello che invece vi si oppone lo rigettiamo". Nel discorso alla Curia il 22 dicembre 2005, Benedetto XVI ha parlato di "ermeneutica" del Concilio. Ha condannato l’idea di una rottura, basata sullo "spirito del concilio". Quanti sono oggi i favorevoli all’ermeneutica della rottura ? Pochi, molti ? Questi, che vogliono tale rottura con il passato, sono allontanati dalla Chiesa ? Come dice, molto giustamente, Benedetto XVI, la Chiesa non può separarsi dal suo passato. E’ impossibile ! Non possiamo pretendere di avere il ventesimo piano di un palazzo senza che sotto ci siano gli altri diciannove.

    Gérard Leclerc : La distinzione fra spirito e lettera del Concilio può risultare speciosa, pensiamo a un De Lubac che denuncia la perversione del clima che regnava intorno al Concilio, o all’autentico spirito del Concilio che ne illumina la lettera e non può non riferirsi allo Spirito Santo stesso ! E in quanto alla continuità organica della Tradizione, la stessa presuppone forzatamente degli sviluppi. E’ quanto diceva già il cardinale Newman. Il rischio oggi sarebbe che la Fraternità San Pio X, rifiutando ogni sviluppo della Tradizione volendola bloccare, di fatto ne esca fuori.

    Mons. Fellay : Ci sono, in effetti, dei punti che il Papa presenta come legati alla Tradizione e che invece, ai nostri occhi, non lo sarebbero.


    E’ possibile fare una cernita nelle affermazioni conciliari ?

    Mons. Fellay : Non si tratta di discutere « questo sì e questo no » A mio avviso, molti problemi che noi ci poniamo possono risolversi facendo delle distinzioni e non attraverso il rigetto o l’accettazione assoluta. Non vogliamo essere univoci e basta. Quando parliamo di Concilio, sappiamo bene come debba essere inserito in una serie di circostanze, in un contesto, in un movimento. Mi baso su una nota del Segretariato del Concilio di novembre 1964. Il testo è diviso in due parti. Nella prima si legge: "la Chiesa non intende obbligare ad aderire, in questioni di fede e costumi se non su quei punti che Essa presenta come tali". E la stessa nota precisa come il Concilio si voglia "pastorale". Esso si distingue dagli altri. Non ci si può porre in maniera dogmatica e dire AMEN, a tutto. Questo approccio è semplicemente falso. Ci sono ambiti differenti, temi differenti e differenti gradi di autorità.

    Samuel Pruvot : Un Concilio é sempre qualcosa di non finito, pone nuove questioni da risolvere. In più, il Vaticano II ha portato innovazioni , nel senso che ha voluto proporre una visione positiva della fede e non ha lanciato anatemi. Si può vedere in questo contesto uno sviluppo organico della Tradizione che segna una incontestabile avanzata della Chiesa. A seguito del Motu proprio, le sembra che si possa considerare risolta la questione liturgica ? Ritiene che il rito romano nella sua forma ordinaria (Paolo VI) sia valido ?

    Mons. Fellay : La questione della validità non pone problemi in sé. Nella misura in cui viene rispettata la forma. La nuova messa è valida. Il problema si pone a posteriori. Dobbiamo purtroppo constatare che, nel comportamento così come nelle parole, i sacerdoti e i fedeli, non hanno sempre la stessa fede nella presenza eucaristica. Questo è da considerare come un’intenzione contraria a quella della Chiesa. La liturgia è un’insieme che accompagna l’essenziale della messa. E’ un insieme di gesti, di parole che accompagna e deve nutrire questa fede. E’ qui che abbiamo forti obbiezioni, come ad esempio per l’Offertorio: mettete a confronto i due messali e capirete le nostre obbiezioni e perplessità.

    Gérard Leclerc : Certamente avrei un grosso problema ad assistere ad una messa dove il prete non condivide la fede della Chiesa. Ritengo che la questione si sia potuta porre in qualche circostanza. Paolo VI emanò un’enciclica sull’Eucarestia che venne ricusata da alcuni all’epoca. Un fatto molto grave. Sui riti ritengo che la discussione sarà lunga. Ci sarà da rivedere come è stata fatta la riforma liturgica. Non per niente il cardinal Ratzinger chiedeva una riforma della riforma. Ma dobbiamo allo stesso tempo considerare le ricchezze del nuovo rito. Queste ultime provengono dalla più autentica tradizione ecclesiale.

    Mons. Fellay : Per Benedetto XVI, la riforma liturgica è una delle prime cause della crisi nella Chiesa. E’ un’affermazione molto forte. Che dice molto e non sono io che la dico !

    Lei critica la nozione di libertà religiosa. Perchè ?

    Mons. Fellay : Il Concilio ha fatto proprio uno dei principi fondamentali dello Stato Moderno, e cioè l’imparzialità nei confronti delle religioni. Ora, per noi lo Stato deve riconoscere la vera religione. Benedetto XVI ritiene, a proposito di libertà religiosa, che "la Chiesa ha riscoperto il suo patrimonio". E' un’espressione che mi fa sussultare ! Se la Chiesa ha riscoperto la libertà religiosa, quando mai l’avrebbe persa !? E ancora, avrebbe potuto perderla ? Per quasi 1500 anni la Chiesa ha tenuto una posizione ben diversa.

    Gérard Leclerc : C’è un problema storico. La Chiesa ha conosciuto situazioni molto differenti. Di clandestinità sotto l’impero romano, la libertà religiosa ottenuta con Costantino e in seguito con Teodosio, l’impero divenuto cristiano. C’è poi la lunga epoca della cristianità medioevale e poi la rottura con la modernità. La Chiesa in ambito storico ha vissuto situazioni differenti ed ha reagito in funzione di dette situazioni. Non si reagisce allo stesso modo in uno Stato ufficialmente cristiano rispetto ad un altro regime impostato sulla laicità. Non dobbiamo essere anacronistici. La nozione di libertà religiosa è associata alla libertà radicale dell’atto di fede e all’incompetenza religiosa dei poteri pubblici. In Cina oggi, ad esempio, la Chiesa reclama la libertà di coscienza !

    Mons. Fellay : Siamo perfettamente d’accordo ! E’ ovvio che in uno Stato dove esistono religioni diverse debba essere lo Stato stesso a legiferare al fine di un bene comune. Il bene più grande è la pace tra i cittadini. E’ quello che la Chiesa chiama la "tolleranza cristiana". Ma si tratta di un altro principio.

    (continua...)
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    Stephanos
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    Re: Remissione della Scomunica alla Fraternità Sacerdotale San Pio X

    Messaggio  Stephanos il Dom Feb 15, 2009 11:57 am

    (segue...)


    Parte 2

    Condivide e accetta l’impostazione ecumenica iniziata col Concilio Vaticano II ?

    Mgr Fellay : Dobbiamo fare una distinzione anche riguardo l’ecumenismo. Il desiderio di unità, e cioè che quanti hanno lasciato la Chiesa ritornino ad essa è nelle Litanie dei Santi. Ed è la nostra posizione. Noi preghiamo e desideriamo di tutto cuore che tutti siamo uno, secondo la parola stessa di Nostro Signore. Il concetto sempre ribadito dalla Chiesa secondo il quale Essa sola è Madre di Verità e possiede tutta la Verità Rivelata, risolve il problema. Se la finalità dell’ecumenismo è questa noi certo non ci opporremmo. Quello che non va è al di fuori di questo principio. Nel 1949, una nota del Santo Uffizio, (primo testo ufficiale della Chiesa che parla di ecumenismo), metteva in guardia contro una serie di pericoli. Oggi ci siamo dentro alla grande. Questo pericolo è il relativismo, è l’arrivare ad una connivenza col mondo rinunciando alla conversione. In un recente testo concernente la migliore comprensione della missione della Chiesa, si parla del grande rispetto dovuto alle tradizioni dei cristiani non cattolici. Il solo punto dove si parla di conversione è in nome della libertà di coscienza del soggetto stesso. Ma sembra non esserci più nella Chiesa la volontà di convertire. A questo punto, è ovvio, non possiamo essere d’accordo, è molto grave !

    Gérard Leclerc : Roma è anch’essa cosciente di certe devianze nell’ecumenismo. La prova è la pubblicazione di «Dominus Jesus» del cardinal Ratzinger. D’altra parte il papa mette in guardia contro la dittatura del relativismo. Detto ciò, il modo con il quale il Concilio Vaticano II ha affrontato la questione cambia di fatto il nostro approccio alle altre confessioni. Nella misura in cui esse hanno saputo coltivare elementi importanti, sono depositarie di ricchezze che dovremo riscoprire. In questo senso l'ortodossia, ad esempio, è largamente tstimone della fede dei Padri, ed ha coltivato più della Chiesa d’Occidente alcune prospettive. E' per ciò che Giovanni Paolo II dichiarava come « la Chiesa deve respirare con i suoi due polmoni ». Intendiamo così riallacciarci alla continuità della Chiesa indivisa.

    Mgr Fellay : Che cosa si vuole ? Una reale, autentica unità oppure un tipo di convivenza, in una sorta di confederazione ? Da quello che dice la Chiesa esiste una sola soluzione ed è l’Unità. La Chiesa deve essere Una e non ce ne possono essere tante. Questa unità deve essere fondata, basata sulla Verità. Va da se che si trovino delle ricchezze, dei valori, del vero in tutte le religioni. Ma il bene viene dell’integrità totale mentre il male viene da una mancanza. E’ il senso dell’Epistola : "Colui che pecca contro un comandamento pecca contro tutti i comandamenti". Il fine a cui dobbiamo tendere è quello della salvezza, per avere la salvezza dobbiamo mantenere tutta la fede, tutto il suo insieme. Quello che manca agli ortodossi è l’accettazione del primato del Papa. Per quanto riguarda il resto, siamo d’accordo, ci sono molte ricchezze che possono servire da punto di partenza, queste devono esser tenute in considerazione ma non possiamo fermarci lì.

    Riguardo al giudaismo lei condivide la formula venuta fuori dal Concilio che presenta gli Ebrei come "i nostri fratelli maggiori" ?

    Mgr Fellay : L’espressione può essere presa in due modi diversi, è pertanto ambigua. Il primo corretto, l’altro non corretto. La Sacra Scrittura è formata dall’Antico e dal Nuovo Testamento. Tutto quello che Dio ha trasmesso al popolo eletto si trova nella Prima Alleanza. Ma questa è stata sostituita dalla Nuova Alleanza, la Buona Novella, insomma dal Vangelo. Noi, in quanto cattolici abbiamo il tutto. L’antico e il nuovo. Gli Ebrei restano fedeli all’Antico Testamento ma è avvenuto qualcosa di nuovo mentre il giudaismo si è fermato a quel punto. Ma questo qualcosa di nuovo è l’essenziale: è la venuta del Messia. Gli Ebrei sono nostri fratelli maggiori nella misura in cui possediamo cose in comune. Ma dobbiamo dire che quello che abbiamo in comune non potrà essere sufficiente per la loro salvezza.

    Gérard Leclerc : [...] Coltivate la speranza che Roma riabiliti la memoria di Mons. Lefebvre. Che può dire a tal proposito ?

    Mgr Fellay : Mons. Lefebvre ha indicato un problema alla Chiesa ed è per questa ragione che è stato condannato. Non si è voluto approfondire questo problema. Diceva infatti : "Attenzione, c’è una crisi nella Chiesa ! Dobbiamo assolutamente individuarne le cause !" La difficoltà resta praticamente totale ancora oggi poiché la Chiesa vuole attribuire i problemi esistenti al mondo esterno, all’ambiente. Questo è vero solo in parte.

    Gérard Leclerc : Purtroppo Mons. Lefebvre è stato artefice di una divisione ecclesiale. Eppure ricordo quanto mi fu detto dal cardinal Thiandoum, suo successore a Dakar. E dallo stesso formato. Non dobbiamo dimenticare che fu lo stesso mons. Lefebvre a creare le conferenze episcopali nell’Africa occidentale. Ma non solo Thiandoum ne riconosceva i grandi meriti e il debito che aveva nei suoi confronti. Ricordo anche quanto mi fu detto da padre Albert Chapelle, un grande gesuita, consigliere del Cardinal Lustiger, in momenti difficili : "Mons. Lefebvre è stato indubbiamente un grande vescovo missionario." Ed anche il cardinal Lustiger ha avuto parole di apprezzamento fraterno nonostante le divergenze profonde. Ritengo che grandi autorità all’interno della Chiesa abbiano sempre riconosciuto a mons. Lefebvre la volontà di servire la Chiesa stessa. Dovremmo considerare il tutto con maggiore giustizia. Detto questo però non possiamo che deplorare fortemente la polemica nella quale coinvolse i pontefici. Questa rischiava di sminuire certamente il messaggio ecclesiale. Aprendo una piaga che continua a sanguinare ancora oggi. Il riavvicinamento con Roma le sembra unicamente dottrinale ? Non crede che possa comportare anche una posta in gioco spirituale ?

    Mons. Fellay : A una dottrina chiara deve seguire la vita morale e spirituale. L’entusiasmo fa seguito alla conoscenza. Se si riesce a ridare chiarezza su molteplici punti, si potrà arrivare ad un rinnovamento nel mondo. E quello che si fa attualmente potrà essere proficuo per tutto il mondo. Dobbiamo pregare intensamente al fine di ottenere che queste discussioni siano di beneficio per tutta la Chiesa. Non si tratta di chi vincerà o chi perderà. Non siamo altro che poveri e piccoli esseri umani, le nostre vite finiranno. Dovremo rispondere davanti al Buon Dio di quanto abbiamo fatto. L’essenziale per me, è che Nostro Signore sia amato, lodato, glorificato e adorato. Deve essere la finalità di ogni uomo e di tutta la vita cristiana.

    Pensa di poter vedere con i suoi occhi questa piena comunione ?

    Mons. Fellay : Io, noi, ci siamo sentiti sempre del tutto membri della Chiesa. Quanto al resto, spero di riuscire nel mio intento ! Ma è il Buon Dio che decide. Il successo di una tal opera, non ha valenza umana, si tratta di un bene sopranaturale che viene da Dio stesso. Io non sono altro che uno strumento. Il successo verrà quando Dio lo vorrà. Credo fermamente che le forze del male non prevarranno contro la Chiesa. So benissimo che la Chiesa continuerà ed è per questa ragione che aderisco ad essa nonostante tutte le pene che ne ricevo. Io amo profondamente questa Chiesa anche se da Essa ricevo tante percosse !

    Gérard Leclerc : Ritengo che si debba cambiare il clima e non solo nel dibattito teologico. Me ne rendo conto non fosse altro per le polemiche alle quali ho dovuto partecipare in questi ultimi giorni. Si deve ritrovare una certa serenità senza colpevolizzare l’altro, soprattutto con falsi pregiudizi. E questo si potrà fare solamente nella docilità allo Spirito Santo. Cosa si attende dai cattolici francesi ?

    Mons. Fellay : Mi attendo molto ! Primariamente che crescano nell’amore per il Buon Dio e nel Suo servizio. La comunione dei santi fa in modo che ogni buona azione compiuta nella Chiesa sia di profitto per tutti. Quando qualcuno si santifica nella Chiesa ne guadagna tutto il corpo mistico. Mi aspetto che tutti noi viviamo meglio questa comunione dei santi e tutto il resto seguirà di conseguenza. Il momento è grande. La vocazione universale alla santità è giustamente una delle basi se non la cosa più importante che ci ricorda il Concilio

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    Re: Remissione della Scomunica alla Fraternità Sacerdotale San Pio X

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